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domenica 2 giugno 2013

Nicole Dark - Italia, dal glorioso passato fantasma....

INDIA, NEW DELHI - Una bambina indiana di 11 anni è stata bruciata viva da due donne, madri di due sue amichette, che hanno voluto punirla per aver “fatto la spia” su un furto di frutta in un orto del villaggio di Balinali, nello Stato orientale di Orissa. 

La bambina, di nome Rinki si è introdotta, mercoledì scorso insieme ad altre due coetanee, nella proprietà di un contadino per rubare alcuni melograni. Poi la piccola ha rivelato l'identità delle sue complici al proprietario del frutteto che è subito andato a informare i genitori dell'accaduto.

Invece di rimproverare le figlie per il gesto, le donne, si sono procurate una tanica di benzina e sono andate a casa di Rinki. Sfruttando il fatto, che la bambina era sola, l'hanno immobilizzata, cospargendola di benzina. Poi le hanno dato fuoco. Giunto sul posto, il nonno ha subito dato l'allarme. Trasportata in ospedale, Rinki è morta per le gravi ustioni riportate su tutto il corpo. 
Si tratta di una delle tante tragedie che accadono in India: poco tempo fa un’altra bimba di sei anni era stata trovata morta in una discarica con segni di strangolamento e di stupro. Sempre a New Dehli, un maestro ha abusato di un bambino di 5 anni riducendolo in fin di vita ecc.

L’india ha una cultura molto anacronistica, questo è un fatto! E noi nonostante ciò le abbiamo affidato i nostri marò e nessuno ha mosso un dito quando gli Indiani si sono divertiti affermando: "Non escludiamo pena di morte”.

Rendendo nota una sentenza attesa dallo scorso 4 settembre, i giudici dei due marò hanno puntualizzato che a loro avviso invece "lo Stato centrale indiano ha giurisdizione", per cui il caso dovrà essere trattato a New Delhi da un tribunale speciale costituito in coordinamento dal governo e dalla stessa Corte Suprema. 
Dalla lettura della sentenza è emerso anche che sulla Enrica Lexie "i marò non godevano di quella immunità sovrana" che avrebbe determinato automaticamente l'applicazione della giurisdizione italiana.

Ma questi indiani non possono ignorare di proposito le regole comunitarie mondiali continuando a prenderci in giro! Quando sono tornati a casa per Natale abbiamo fatto bene a rimandarli in India? E quando si è votato? 

A volte siamo proprio una Nazione stupida... ci facciamo calpestare da chiunque. Voglio ricordare il caso “Cesare Battisti” che dopo tutti gli omicidi se la sta spassando in Brasile, Stato che non ci ha considerato affatto, come ora sta facendo  l’India a proposito dei nostri marò, con una differenza però che i nostri 2 soldati non sono terroristi come Cesare Battisti.
Troppo spesso L’Italia non si sente una Nazione unita, purché non ci siano i Mondiali di calcio: quando undici milionari giocano a pallone.
Allora vediamo sventolare la nostra bandiera ovunque.
Questo m’indigna al ricordo della gloriosa storia di un passato ormai fantasma! 

A proposito dei Marò voglio ricordare la Convenzione Europea di Estradizione 1957 - Parigi 
Articolo 11
(Pena capitale)

1. Se il fatto per il quale è domandata l’estradizione sia punito con la pena capitale dalla legge della Parte richiedente e se, in questo caso, detta pena non sia prevista dalla legislazione della Parte richiesta, oppure generalmente non venga eseguita, l’estradizione potrà essere accordata solo a condizione che la parte richiedente dia assicurazioni, ritenute sufficienti dalla parte richiesta, che la pena capitale non sarà eseguita. 

Il caso dei due militari italiani è che vengono riconsegnati per due volte a uno Stato straniero in cui vige la pena di morte e che per primo ha violato le leggi internazionali. Ora il medesimo Stato, contro la propria parola, sostiene che le assicurazioni sulla pena di morte non hanno pregio giuridico. 
1. Dovevano essere riconsegnati i due militari? Secondo questa Convenzione no.
2. Perché il governo italiano non ha avuto la forza necessaria per pretendere un tribunale internazionale e comunque terzo?
3. Il comportamento dell'India andava sanzionato a dovere per aver infranto le leggi internazionali, dopo aver ottenuto la liberazione provvisoria dei marò. Ora il ricatto è tale che bisogna subire, sia nelle persone che nelle istituzioni. Ingiustamente.
La vicenda è stata gestita malissimo: abbiamo il danno e la beffa insieme. 
E non sto sostenendo che l'episodio non debba essere valutato da un tribunale. Non di certo da un tribunale indiano, però!



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