“La nostra amicizia, nata male e tanto deplorevole, è finita con la rovina e con la pubblica infamia per me, eppure il ricordo del nostro antico affetto mi fa spesso compagnia, e mi riesce così triste, così triste il pensiero che l’astio, l’amarezza, il disprezzo debbano prendere per sempre il posto dell’amore nel mio animo[…]”


Bosie, nomignolo di Sir Douglas, era il figlio minore del marchese di Queensberry. L’incontro con Oscar avvenne in modo fortuito, dovendo chiedere la sua intermediazione per coinvolgere l’avvocato George Lewis nella risoluzione di una vicenda relativa ai ricatti che il giovane rampollo riceveva. Di lì in poi, il ragazzo dalla pelle chiarissima e dai capelli biondi iniziò a mostrare un certo interesse per il poeta maledetto che, in breve tempo, ricambiò: nacque un amore.
L’oppressione familiare di Alfred si ripercuoteva sulla sua voglia di libertà negli affetti, comportamento diametralmente opposto rispetto alla riservatezza voluta dal saggista nato in Irlanda. E dato che “le apparenze, spesso, ingannano”, espressione decisamente adatta per il loro amore controverso, le sfide e le umiliazioni reciproche, ben presto, divennero vere e proprie azioni di ripicca aprendo una sorta di sfida tra chi riusciva ad accompagnarsi al maggior numero di uomini, presi dal mondo della prostituzione. Incontri, lettere e minacce si intersecarono rapidamente, facendo giungere all’orecchio delle autorità la vita nascosta (ma non troppo) del letterato e del minuto riccone. Anche altre figure vennero coinvolte, ma fu Wilde a pagare per tutti, considerato l’unico ad aver violato il Criminal Law Amendment Act, l’emendamento che puniva gli uomini che praticavano atti sessuali tra loro.
Il padre di Dorian Gray aveva avuto numerose avventure, quasi sempre platoniche, creando scandalo più per la sua notorietà che per colpe reali. Il vuoto che gli lasciò l’abbandono di Alfred Douglas è paragonabile all’addio del vero amore, più volte ravvivato da tentativi di riavvicinamento, capendo troppo tardi di aver prolungato solo e soltanto la loro sofferenza.
Durante lo sconto della pena dovette lavorare 6 ore al giorno, dormire senza materasso, subire atti di violenza e malnutrizione, senza dimenticare malattia ed insonnia. Una volta uscito, tentò di recuperare il tempo perduto, ma finì per dissolvere la sua aura di onnipotenza: libertà, incontri con Bosie e altri uomini a Napoli, povertà, fino alla morte parigina, il 30 novembre 1900.
Sul letto di morte e, ancor prima, nel De Profundis, aveva giustificato la sua degenerazione con la mancata conversione al cattolicesimo, negatagli dal padre. Allora, come oggi, il buon senso riconduce l’omosessualità alle sensazioni del proprio intimo e non alla presenza o meno di fede. La presenza di un’entità superiore è motivo di speranza ed orgoglio per chiunque, senza distinzione alcuna, e spetta ad Essa il diritto di scindere il bene dal male, il normale dal diverso.
Ad Essa e a nessun altro.